San Donà di Piave (VE) – Adesione totale per lo sciopero proclamato per la giornata di ieri, 11 marzo, allo stabilimento di Peg Perego a San Donà di Piave, in provincia di Venezia. L’agitazione è stata mossa dalla decisione da parte dell’azienda di trasferire definitivamente ad Arcore (MB) tutte le linee di montaggio, che occupano attualmente circa 35 lavoratrici e lavoratori, entro il prossimo giugno.
“Nel silenzio più assordante si sta procedendo praticamente alla chiusura di un’azienda storica del territorio del Veneto Orientale come Peg Perego”, spiega Riccardo Montagner di Fim Cisl Venezia, come riportato da Il Sole 24 Ore. “La sua crisi è ben nota da diversi anni e sta arrivando a un bruttissimo epilogo. La doccia fredda è arrivata ed è venuto meno l’impegno di tenere lo stabilimento di San Donà di Piave attivo, impegno preso anche nei due incontri avvenuti di fronte al Ministero del Lavoro. Lo stato d’animo delle lavoratrici e dei lavoratori ormai è di mancanza totale di fiducia nei confronti della proprietà e molta stanchezza per il perdurare continuo di questa situazione”.
La decisione è vista dai sindacati come un ulteriore impoverimento della zona industriale di San Donà di Piave, è un grave problema in particolare per l’occupazione femminile, difficile da far riassorbire nel tessuto industriale del Veneto Orientale.
“Il grido di allarme più volte lanciato è rimasto inascoltato: sono passati diversi anni da quando si parla di crisi Peg Perego, nessun progetto di rilancio efficace è stato messo in atto, e, allo stato attuale, non si vedono soluzioni alternative all’orizzonte, nonostante le varie esortazioni fatte da parte sindacale”, denunciano Fim Cisl e Fiom Cgil. “L’unica novità è che l’azienda sembra aver trovato un accordo con un advisor per la reindustrializzazione del sito produttivo, dopo le sollecitazioni avvenute negli anni da parte sindacale, anche se ad oggi non abbiamo nemmeno un particolare a riguardo. Serve unire le forze e rimettere al centro le priorità per il nostro territorio, non possiamo immaginare di impoverire ulteriormente l’area industriale della zona di San Donà di Piave. Riteniamo che questa situazione sia inaccettabile e che serva uno sforzo da parte di tutti”.
